Il Salento è una terra che vive da sempre in simbiosi con il mare. Prima dell’arrivo del turismo, prima delle barche moderne, prima delle rotte commerciali, le comunità costiere salentine costruivano la propria sopravvivenza sulla pesca. Il mare era una fonte di vita, ma anche un luogo imprevedibile, capace di offrire abbondanza o di mettere alla prova la resistenza degli uomini. La pesca non era solo un mestiere: era un sistema culturale, un sapere tramandato di padre in figlio, fatto di gesti precisi, tecniche antiche e una profonda conoscenza del mare.
Le comunità marinare del Salento: identità costruite sull’acqua
Le principali comunità di pescatori del Salento si svilupparono lungo le coste ioniche e adriatiche, in luoghi dove il mare offriva ripari naturali e fondali ricchi di vita. Gallipoli, con il suo porto naturale, fu per secoli uno dei centri pescherecci più importanti del Mediterraneo. Otranto, affacciata sull’Adriatico, era un punto strategico per la pesca e per i collegamenti con l’Oriente. Santa Maria di Leuca, alla punta estrema della penisola, era un porto di transito e di pesca d’altura. Porto Cesareo, con le sue acque basse e ricche di posidonia, era un luogo ideale per la pesca costiera. Torre San Giovanni, marina di Ugento, e Castro, con i suoi fondali profondi, completavano la rete dei porti salentini.
Ogni comunità aveva le proprie tecniche, i propri ritmi, le proprie tradizioni. La pesca non era solo un lavoro: era un’identità, un modo di vivere che definiva la struttura sociale dei paesi costieri.
Le tecniche tradizionali: un sapere antico che vive ancora oggi
La pesca nel Salento si basava su tecniche diverse, adattate alle caratteristiche del mare e alle specie presenti.
La lampara, una pesca notturna che utilizza la luce per attirare i pesci, è ancora oggi praticata lungo le coste ioniche, soprattutto tra Gallipoli e Porto Cesareo. Le barche illuminano l’acqua e circondano i banchi di pesce con reti calate rapidamente.
Le nasse, trappole in giunco o legno, sono utilizzate per catturare crostacei e piccoli pesci. Sono strumenti semplici ma ingegnosi, posizionati sui fondali sabbiosi o rocciosi e controllati ogni giorno.
Le reti da posta sono fondamentali per la pesca costiera. Vengono calate al tramonto e recuperate all’alba, intrappolando pesci che nuotano lungo le correnti costiere.
La pesca del polpo è una tradizione radicata, soprattutto tra Leuca, Castro e Gallipoli. Le tecniche più diffuse sono la “coppu”, la pesca con anfore o vasi, e la cattura manuale nelle zone rocciose.
La pesca del tonno, un tempo praticata con tonnare fisse, oggi è rigidamente regolamentata e limitata a periodi specifici, ma il passaggio dei tonni nel Canale d’Otranto e nelle acque profonde di Leuca è ancora un fenomeno naturale importante.
Le specie ittiche del mare salentino: un patrimonio vivo di biodiversità
Il mare del Salento è uno degli ecosistemi più ricchi del Mediterraneo. Le sue acque ospitano una grande varietà di specie ittiche che ancora oggi sostengono la pesca locale e la cucina tradizionale.
Il Mar Ionio salentino: acque più calde, fondali profondi e grande biodiversità
l versante ionico del Salento – da Porto Cesareo a Torre San Giovanni, fino a Gallipoli e Santa Maria di Leuca – è caratterizzato da acque più calde rispetto all’Adriatico, correnti meno violente e fondali che diventano profondi a distanza maggiore dalla costa. Questa combinazione crea un ambiente marino ricco e vario, con zone sabbiose, praterie di posidonia, secche rocciose e canyon sottomarini che favoriscono la presenza di numerose specie ittiche.
Le acque ioniche sono considerate tra le più pescose del Mediterraneo meridionale, grazie alla presenza di nutrienti portati dalle correnti e alla varietà degli habitat. Le specie presenti sono documentate sia dalle marinerie locali sia dagli studi FAO e ISPRA.
Specie realmente presenti nel Mar Ionio salentino
Seppie e calamari
Sono presenti tutto l’anno, con picchi primaverili e autunnali. Le zone più ricche sono Gallipoli, Torre San Giovanni, Leuca e Porto Cesareo, grazie ai fondali sabbiosi e alle praterie di posidonia che offrono aree di riproduzione e caccia.
Polpi
Molto diffusi nelle zone rocciose e miste. Le aree più ricche sono Gallipoli, Leuca, Torre San Giovanni e le scogliere sommerse al largo. Il polpo è una delle specie simbolo della pesca salentina.
Triglie di fango e di scoglio
Abbastanza abbondanti nel Golfo di Gallipoli, nelle zone sabbiose tra Torre San Giovanni e Ugento, e nelle scogliere profonde tra Leuca e Castro. La triglia di fango è tipica dei fondali sabbiosi, quella di scoglio delle zone rocciose.
Saraghi, orate e spigole
Specie pregiate che popolano le scogliere profonde, le secche e le zone miste. Sono molto presenti tra Gallipoli, Torre San Giovanni e Leuca. La spigola è più frequente nelle zone portuali e nelle aree con acqua più mossa.
Pesce azzurro (alici, sarde, sgombri)
Molto abbondante nel tratto Gallipoli–Porto Cesareo, soprattutto in primavera e autunno. Le correnti ioniche favoriscono la presenza di grandi banchi di alici e sarde, che rappresentano una risorsa fondamentale per la pesca locale.
Cernie e scorfani
Presenti nelle secche profonde tra Leuca, Gallipoli e Torre San Giovanni. Le cernie brune e dorate frequentano le zone rocciose e i canyon sottomarini, mentre gli scorfani rossi e neri sono tipici delle scogliere profonde.
Tonni e alalunghe
Il tonno rosso transita regolarmente nelle acque profonde di Leuca durante le migrazioni. L’alalunga (Thunnus alalunga) è presente soprattutto al largo, in acque più profonde e fredde. Leuca è uno dei punti più importanti del Mediterraneo per la pesca d’altura.
Ricciole e dentici
Molto presenti nelle secche e nelle scogliere sommerse tra Gallipoli e Leuca. Sono predatori che seguono i banchi di pesce azzurro e frequentano le zone dove la profondità aumenta rapidamente.
Il Mar Adriatico salentino: acque fredde, correnti forti e fondali misti
Il tratto adriatico del Salento – da Otranto a Castro, fino a Santa Cesarea Terme – è caratterizzato da:
- acque più fredde
- correnti più intense, soprattutto nel Canale d’Otranto
- fondali che alternano roccia, sabbia e profondità elevate a breve distanza dalla costa
Queste condizioni favoriscono la presenza di specie pelagiche e di predatori che seguono le correnti migratorie.
Le specie realmente presenti e documentate sono:
Tonno rosso (Thunnus thynnus)
Passa regolarmente nel Canale d’Otranto durante le migrazioni. Presenza confermata ogni anno.
Pesce spada (Xiphias gladius)
Stesso discorso del tonno: transita lungo la costa adriatica salentina.
Sgombri, lanzardi e sugarelli
Specie pelagiche molto diffuse nel tratto Otranto–Castro, soprattutto in primavera e autunno.
Dentici e ricciole
Predatori che frequentano le scogliere profonde e le secche al largo di Otranto e Castro.
Gamberi rossi e viola
Presenti nelle profondità tra Otranto e Leuca, in zone oltre i 300–400 metri.
Seppie e calamari
Molto comuni nelle zone sabbiose e miste tra Otranto, Frassanito e Torre dell’Orso.
Le zone del Salento e le specie più comuni
Gallipoli (Mar Ionio – GSA 19)
Zona con fondali sabbiosi e praterie di posidonia.
Specie presenti:
- pesce azzurro (alici, sarde)
- triglie di fango e di scoglio
- polpi e seppie
- orate e saraghi
- muggini e cefali
- ricciole e dentici nelle secche al largo
Gallipoli è una delle marinerie più attive del Salento.
Otranto (Adriatico – GSA 18)
Punto di incontro tra correnti adriatiche e ioniche.
Specie presenti:
- tonno rosso
- pesce spada
- sgombri, lanzardi, sugarelli
- dentici e ricciole
- cernie e scorfani nelle scogliere profonde
- calamari e seppie nelle zone sabbiose
Otranto è una delle zone più ricche di biodiversità del Salento.
Santa Maria di Leuca (incontro Adriatico–Ionio)
Zona unica per profondità e correnti.
Specie presenti:
- seppie e calamari
- cernie brune e dorate
- scorfani rossi e neri
- ricciole e dentici
- tonni in migrazione
- gamberi rossi e viola nelle profondità
Leuca è un punto strategico per la pesca d’altura.
Porto Cesareo (Ionio – area protetta)
Fondali bassi, sabbiosi e ricchi di posidonia.
Specie presenti:
- muggini e cefali
- seppie e polpi
- pesce azzurro
- triglie di fango
- orate e saraghi
- pagelli e boghe
La presenza dell’Area Marina Protetta aumenta la biodiversità.
Castro (Adriatico – scogliera profonda)
Fondali rocciosi e profondi a pochi metri dalla costa.
Specie presenti:
- polpi
- cernie brune
- scorfani rossi
- saraghi e tordi
- ricciole e dentici
- sgombri e lanzardi
Castro è una delle zone più ricche di pesce di scoglio del Salento.
La vita dei pescatori: un mestiere che richiede conoscenza e resistenza
La vita dei pescatori è sempre stata dura. Le partenze avvengono all’alba o durante la notte, quando il mare è più calmo e i pesci più attivi. Il lavoro richiede forza fisica, resistenza e una conoscenza profonda delle correnti, dei venti e delle stagioni. Il mare è imprevedibile: una giornata può portare abbondanza o nulla, e ogni uscita comporta un rischio.
Il pescatore non è solo un lavoratore: è un conoscitore del mare, capace di leggere il colore dell’acqua, il movimento delle onde, il comportamento degli uccelli. Ogni gesto è frutto di esperienza, ogni decisione è il risultato di anni trascorsi in mare.
La tutela del mare nel Salento: fermi pesca, divieti e protezione delle specie
La pesca nel Salento è regolata da un sistema complesso di norme nazionali, europee e regionali che hanno l’obiettivo di proteggere il mare e garantire la sopravvivenza delle specie ittiche. Il territorio salentino ricade principalmente nelle GSA 18 (Adriatico meridionale) e GSA 19 (Mar Ionio occidentale), aree per le quali ogni anno vengono stabiliti periodi di fermo pesca obbligatorio e limitazioni tecniche.
Il fermo pesca biologico 2026, definito dal Decreto Direttoriale n. 239451 del 19 maggio 2026, riguarda le unità autorizzate all’uso di reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi e reti gemelle a divergenti. Per il Salento i periodi sono i seguenti:
Nel Mar Adriatico salentino (compartimenti di Brindisi, San Cataldo e Otranto – GSA 18), il fermo pesca obbligatorio è fissato dal 1° ottobre al 30 ottobre 2026.
Nel Mar Ionio salentino (compartimenti di Gallipoli e Taranto – GSA 19), il fermo pesca obbligatorio è anch’esso dal 1° ottobre al 30 ottobre 2026, in linea con le altre marinerie ioniche italiane.
Oltre al fermo biologico, il decreto stabilisce ulteriori limitazioni tecniche. Dal 1° luglio al 31 ottobre 2026 è vietata la pesca a strascico entro 6 miglia dalla costa o a profondità inferiori ai 60 metri, sia nell’Adriatico sia nello Ionio, con deroghe limitate per piccole unità costiere. L’obiettivo è proteggere le aree di riproduzione e crescita delle specie demersali, particolarmente sensibili alla pressione della pesca.
Il decreto introduce anche limiti annuali alle giornate di pesca. Nelle GSA 17 e 18 (Adriatico), gli armatori possono scegliere tra un massimo di 3 giornate settimanali oppure 72 ore consecutive distribuite su 4 giorni. Nelle GSA 19 (Ionio), le unità possono operare per un massimo di 5 giornate settimanali. Queste misure servono a ridurre lo sforzo di pesca e a favorire il recupero degli stock ittici.
La tutela riguarda anche specie specifiche. Per lo scampo, nelle GSA 9 e 11 entra in vigore la nuova taglia minima di conservazione: 25 mm di carapace, sotto la quale cattura, sbarco e commercializzazione sono vietati. La pesca del tonno rosso è regolata da quote e periodi stabiliti annualmente dall’Unione Europea, con finestre temporali precise e controlli rigorosi.
In Puglia è inoltre in vigore un blocco totale della pesca dei ricci di mare (Paracentrotus lividus) fino al 2027, una misura straordinaria adottata per contrastare il drastico calo della specie e favorirne il ripopolamento. Il divieto riguarda sia la pesca professionale sia quella sportiva.
Il sistema di tutela prevede anche misure sociali a sostegno dei marittimi coinvolti nei periodi di fermo, con indennità gestite tramite il Portale Fermo Pesca del Ministero del Lavoro. Le ordinanze locali della Guardia Costiera regolano inoltre attività sportive, gare di pesca e comportamenti nelle aree sensibili.
La protezione del mare non è solo un obbligo normativo: è una necessità per garantire un futuro alla pesca salentina e alle comunità che vivono di questo mestiere. Il rispetto dei fermi, dei divieti e delle taglie minime è fondamentale per preservare un patrimonio naturale che appartiene a tutti e che rappresenta una delle ricchezze più importanti del territorio.
Un patrimonio che continua a vivere
La pesca nel Salento è un patrimonio culturale che racconta la storia di un territorio e delle persone che lo abitano. È un mestiere antico, fatto di fatica, conoscenza e rispetto per il mare. Oggi, nonostante le trasformazioni economiche e sociali, la pesca continua a vivere nei porti, nelle barche, nelle tradizioni e nella cucina salentina.
Il mare del Salento non è solo un paesaggio: è una memoria, un’identità, un legame profondo che unisce passato e presente. La pesca è parte di questa storia, un’eredità che continua a definire l’anima delle comunità costiere.