DOLMEN ORE – GIUGGIANELLO
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DOLMEN ORE – GIUGGIANELLO

Giuggianello20 giugno 2026

Nel maggio del 1979 Giuggianello aggiunge un nuovo tassello alla sua geografia megalitica. Durante una campagna di scavi nei pressi della masseria Quattromacine, in un’area già resa nota dai resti dell’omonimo villaggio medievale, viene individuato un piccolo dolmen destinato a diventare uno dei simboli più discreti ma significativi del territorio: il Dolmen Ore.


La scoperta porta la firma di Luigi Corsini, che all’interno di un fondo denominato proprio Ore — nome che passerà al monumento — riconosce una struttura megalitica fino ad allora rimasta nascosta dalla vegetazione. Si tratta di un dolmen di dimensioni contenute, con una lastra di copertura spessa circa venticinque centimetri, sostenuta da tre ortostati, dei quali soltanto uno è monolitico. L’altezza complessiva sfiora i novanta centimetri: una presenza bassa, raccolta, quasi mimetizzata nella campagna.


Il dolmen poggia su uno strato di roccia affiorante che caratterizza tutta l’area circostante con forme e motivi che non sembrano del tutto naturali. Corsini osserva come la porzione di roccia scelta per la base presenti una forma che richiama una sepoltura, ipotesi che lo studioso collega alla disposizione non casuale di massi di varie dimensioni, alternati a pietre affioranti. L’intera area appare come una piccola altura, quasi una specchia naturale, dalla quale il terreno scende rapidamente verso un campo coltivato. Sul lato opposto, una strada vicinale attraversa il fondo Ore in direzione della masseria Quattromacine. È una posizione appartata, che rende il dolmen poco visibile dalla strada e ne spiega in parte la lunga invisibilità.


Di fronte al dolmen si apre un corridoio, un dromos, oggi invaso dai rovi come gran parte della struttura. Poco distante si erge un grande masso verticale, sulla cui superficie è presente una piccola coppella. La sua forma non sembra riconducibile alle comuni vaschette di corrosione, come quelle osservabili sulla collina delle Ninfe e dei Fanciulli, nei pressi dei massi megalitici della Vecchia. Anche questo elemento contribuisce a suggerire che l’area fosse stata scelta e modellata con una certa intenzionalità.


La scoperta del Dolmen Ore non è frutto del caso. Corsini decide di indagare un territorio che, tra Ottocento e primo Novecento, aveva già restituito testimonianze megalitiche capaci di accendere l’immaginazione di studiosi e appassionati. Molti di quei monumenti, una volta identificati, erano stati lasciati scivolare nuovamente nell’oblio. Il Dolmen Ore emerge così come una voce che torna a farsi sentire, parte di un paesaggio antico che continua a riemergere a distanza di secoli.


Ancora oggi, dolmen e menhir del Salento riaffiorano come frammenti di un passato che non ha mai smesso di pulsare sotto la superficie. Il Dolmen Ore è uno di questi frammenti: una presenza discreta, ma capace di raccontare la profondità di un territorio che conserva nella pietra la sua memoria più antica. E chissà se questa piccola altura, silenziosa e appartata, non custodisca ancora altri segni in attesa di essere riportati alla luce.

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